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In una recente intervista, Carlo Rubbia ( premio Nobel per la fisica ) ( come Scajola ) ha dichiarato:
“Il petrolio e gli altri combustibili fossili sono in via di esaurimento, ma anche l’uranio è destinato a scarseggiare entro 35-40 anni. Non possiamo continuare perciò a elaborare piani energetici sulla base di previsioni sbagliate che rischiano di portarci fuori strada. Dobbiamo sviluppare la più importante fonte energetica che la natura mette da sempre a nostra disposizione, senza limiti, a costo zero: e cioè il sole che ogni giorno illumina e riscalda la terra”.
" Quando è stato costruito l’ultimo reattore in America? Nel 1979, trent’anni fa! Quanto conta il nucleare nella produzione energetica francese? Circa il 20 per cento. Ma i costi altissimi dei loro 59 reattori sono stati sostenuti di fatto dallo Stato per mantenere l’arsenale atomico. Ricordiamoci che per costruire una centrale nucleare occorrono 8-10 anni di lavoro che la tecnologia proposta si basa su un combustibile, l’uranio appunto, di durata limitata. Poi resta, in tutto il mondo, il problema delle scorie”.
“ Non esiste un nucleare sicuro. O a bassa produzione di scorie. Esiste un calcolo delle probabilità, per cui ogni cento anni un incidente nucleare è possibile: e questo evidentemente aumenta con il numero delle centrali."
" Il carbone è la fonte energetica più inquinante, più pericolosa per la salute dell’umanità. Ma non si risolve il problema nascondendo l’anidride carbonica sotto terra. In realtà nessuno dice quanto tempo debba restare, eppure la CO2 dura in media fino a 30 mila anni, contro i 22 mila del plutonio. No, il ritorno al carbone sarebbe drammatico, disastroso”.
“C'è un impianto per la produzione di energia solare, costruito nel deserto del Nevada su progetto spagnolo. Costa 200 milioni di dollari, produce 64 megawatt e per realizzarlo occorrono solo 18 mesi. Con 20 impianti di questo genere, si produce un terzo dell’elettricità di una centrale nucleare da un gigawatt. E i costi, oggi ancora elevati, si potranno ridurre considerevolmente quando verranno costruiti in gran quantità. Basti pensare che un ipotetico quadrato di specchi, lungo 200 chilometri per ogni lato, potrebbe produrre tutta l’energia necessaria all’intero pianeta. E un’area di queste dimensioni equivale appena allo 0,1 per cento delle zone desertiche del cosiddetto sun-belt. Per rifornire di elettricità un terzo dell’Italia, un’area equivalente a 15 centrali nucleari da un gigawatt, basterebbe un anello solare grande come il raccordo di Roma”.
"I nuovi impianti solari termodinamici a concentrazione catturano l’energia e la trattengono in speciali contenitori fino a quando serve. Poi, attraverso uno scambiatore di calore, si produce il vapore che muove le turbine. Né più né meno come una diga che, negli impianti idroelettrici, ferma l’acqua e al momento opportuno la rilascia per alimentare la corrente”.
Se è così semplice, perché allora non si fa?
“Il sole non è soggetto ai monopoli. E non paga la bolletta. Mi creda questa è una grande opportunità per il nostro Paese: se non lo faremo noi, molto presto lo faranno gli americani, com’è accaduto del resto per il computer vent’anni fa”. (30 marzo 2008)
fonte: www.danieleluttazzi.it

Quando nasce e chi la crea?
Il primo numero di Julia esce nell'ottobre del 1998: creata da Giancarlo Berardi (con l'apporto grafico di Luca Vannini) sancisce in maniera definitiva il divorzio artistico dell'autore dal collega Ivo Milazzo, con il quale ha condiviso le innumerevoli esperienze professionali a partire dall'indimenticabile Ken Parker.
Chi è?
Modellata graficamente sulle fattezze dell'attrice Audrey Hepburn, Julia vive a Garden City, immaginaria cittadina del New Jersey (nella finzione letteraria situata a meno di un'ora di viaggio da New York), insegna criminologia all'università e collabora con la Polizia locale. Reduce da un doloroso ma ancora non precisato evento traumatico che ne ha segnato in maniera indelebile la psicologia (le sue notti sono perennemente tormentate da incubi) affida le confessioni più intime al suo diario, i cui brani fanno da abituale contrappunto alla narrazione.(...)


Il paradosso dell'uovo e della gallina è un paradosso retorico che può essere riassunto nella domanda retorica: "è nato prima l'uovo o la gallina?", e che esemplifica la difficoltà di formulare spiegazioni semplici in merito alle questioni inerenti all'origine della vita o alla cosmogonia.
L'illogicità del paradosso si basa sulla semplice constatazione comune che le galline depongono le uova (per cui un uovo non può esistere senza la gallina che l'ha deposto) dalle quali uova nascono altre galline (le quali a loro volta non possono perciò esistere senza l'uovo da cui sono nate). Ripetendo il ragionamento all'infinito, si giunge all'impossibilità di stabilire chi possa aver avuto origine per primo tra l'uovo e la gallina, poiché nessuno dei due soggetti può esistere in assenza dell'altro. Sebbene a questa apparente illogicità la scienza abbia da lungo tempo trovato una risposta, il paradosso rimane ancora valido per alcune delle questioni più interessanti della biologia moderna, e che concernono i rapporti tra DNA e proteine, non molto dissimili da quelli che intercorrono tra l'uovo e la gallina della famosa frase.
Più in generale tale frase, entrata nell'immaginario collettivo ed utilizzata anche come proverbio, viene anche utilizzata, per estensione, come esempio di rompicapo logico o di ragionamento circolare. Ancora, la frase viene anche utilizzata come enfatizzazione di un discorso o di una discussione particolarmente futile o inutile, o in alternativa che non riesce a giungere ad una conclusione concreta"...l'obiezione alle spese militari e le varie forme di resistenza nonviolenta devono diventare l'anima dell'opposizione alla politica militarista italiana e puntare ad inceppare concretamente la macchina della guerra; noi obiettiamo perchè non vogliamo pagare per la guerra ed anche perchè vogliamo che tutti i cittadini possano intanto pagare per il tipo di difesa che è stata chiaramente tratteggiata dalla Costituzione" (dalla Mozione politica dell'Assemblea delle obiettrici e degli obiettori alle spese militari per la Difesa popolare nonviolenta (OSM/DPN), riunitasi a Cattolica il 5 e 6 aprile 2008)
Oggi obiettare alle spese militari è molto più facile che in passato. Infatti, indipendentemente dalla propria posizione tributaria e senza esporsi a conseguenze personali sul piano amministrativo o penale, è sufficiente sottoscrivere la DICHIARAZIONE DI OBIEZIONE ALLE SPESE MILITARI ed effettuare un VERSAMENTO ALTERNATIVO a sostegno di un'organizzazione o di una iniziativa di Pace.
Tutti i dettagli nella nuova guida 2008