center>

Mentirai ai miei occhi
sbaglierai se mi tocchi
...
e sbaglieran le parole, ma ti dirà cio' che vuole
ognuno ha i suoi limiti
e i tuoi li ho capiti bene
....
di notte quando il cielo brilla
ma non c'è luce né una stella
ricordero' la paura che bagnava i miei occhi
ma i dimenticarti non era possibile
ricorderai la paura che ho sperato provassi provandola io
che tutto veloce nasca e veloce finisca
La lacerante distanza tra fiducia e illudersi
e una porta aperta e una che non sa chiudersi
e sbaglierai le parole ma ti dirà cio' che vuole
c'è differenza tra amare e ogni sua dipendenza
ti chiamo se posso o non riesco a fare senza
soffrendo di un amore raro
e piu' lo vivo e meno imparo
ricordero' la paura che
bagnava i miei occhi ma dimenticarti non era possibile
....
e resterà com'è
dirselo adesso
e farlo lo stesso ma dopo niente cambiera'
e resterà com'è
dirselo ora e poi dopo ancora
dimenticando ti amero'
ogni tuo abbraccio sarà un dono
anche se in fondo saro' solo
senza volerlo
senza saperlo
ma dopo niente cambiera'
e resterà com'è.....
mentirai ai miei occhi
sbaglierai se mi tocchi * (la paura che... da nessuno è solo di T.Ferro)
(...)Gli stakeholder campani erano i migliori, avevano battuto la concorrenza dei calabresi, dei pugliesi e dei romani perché, grazie ai clan, avevano fatto delle discariche campane un enorme discount, senza soluzione di continuità. In trent'anni di traffici sono riusciti a incamerare di tutto, a smaltire ogni cosa con un unico obiettivo: abbattere i costi e aumentare le quantità da appaltare. L'inchiesta "Re Mida" del 2003, che prende il nome da una telefonata intercettata di un trafficante: "E noi appena tocchiamo la monnezza la facciamo diventare oro", mostrava che ogni passaggio del ciclo dei rifiuti riceveva la sua quota di profitto.(...)
Un ruolo rilevante, nella geografia dei traffici illeciti, viene svolto dalla Toscana, la regione più ambientalista d'Italia. Qui si concentrano diverse filiere dei traffici illegali, dalla produzione all'intermediazione, tutte emerse in almeno tre inchieste: l'operazione "Re Mida", l'operazione "Mosca" e quella denominata "Agricoltura biologica" del 2004.
Dalla Toscana non arrivano soltanto ingenti quantitativi di rifiuti gestiti illegalmente. La regione diviene una vera e propria base operativa fondamentale per tutta una serie di soggetti impegnati in queste attività criminali: dagli stakeholder ai chimici conniventi, sino ai proprietari dei siti di compostaggio che permettono di fare le miscele. Ma il territorio del riciclaggio dei rifiuti tossici sta aumentando i suoi perimetri. Altre inchieste hanno rivelato il coinvolgimento di regioni che sembravano immuni, come l'Umbria e il Molise. Qui, grazie all'operazione "Mosca", coordinata dalla Procura della Repubblica di Larino nel 2004, è emerso lo smaltimento illecito di centoventi tonnellate di rifiuti speciali provenienti da industrie metallurgiche e siderurgiche. I clan erano riusciti a triturare trecentoventi tonnellate di manto stradale dismesso ad altissima densità catramosa, e avevano individuato un sito di compostaggio disponibile a mischiarlo con la terra, e quindi a occultarlo nelle campagne umbre. Il riciclo arriva a metamorfosi capaci di guadagnare esponenzialmente a ogni singolo passaggio. Non bastava nascondere i rifiuti tossici, ma si poteva trasformarli in fertilizzanti, ricevendo quindi danaro per vendere i veleni. Quattro ettari di terreno a ridosso del litorale molisano furono coltivati con concime ricavato dai rifiuti delle concerie. Vennero rinvenute nove tonnellate di grano contenenti un'elevatissima concentrazione di cromo. I trafficanti avevano scelto il litorale molisano - nel tratto da Termoli a Campomarino - per smaltire abusivamente rifiuti speciali e pericolosi provenienti da diverse aziende del nord Italia. Ma è il Veneto il vero centro di stoccaggio, secondo le indagini coordinate negli ultimi anni dalla Procura di Santa Maria Capua Vetere. Da anni alimenta i traffici illegali sul territorio nazionale. Le fonderie settentrionali fanno smaltire le scorie senza precauzioni, mischiandolo al composto usato per concimare centinaia di campi agricoli.
Gli stakeholder campani spesso utilizzano le strade del narcotraffico che i clan mettono a disposizione per trovare nuovi territori da scavare, nuove tombe da riempire. Già nell'inchiesta "Re Mida" diversi trafficanti stavano tessendo rapporti per organizzare un traffico di rifiuti in Albania e in Costarica. Ma ogni canale ormai è diventato possibile. Traffici verso est, verso la Romania, dove i Casalesi hanno centinaia e centinaia di ettari di terreno; o nei paesi africani, Mozambico, Somalia e Nigeria. Tutti paesi dove i clan hanno da sempre appoggi e contatti. Una delle cose che mi sconvolgeva era vedere i volti dei colleghi di Franco, i visi degli stakeholder campani tesi e preoccupati i giorni dello tsunami. Appena osservavano le immagini del disastro nei telegiornali, impallidivano. Era come se ognuno di loro avesse mogli, amanti e figli in pericolo. In realtà in pericolo c'era qualcosa di più prezioso: i loro affari. A causa dell'onda del maremoto infatti vennero trovati sulle spiagge della Somalia, tra Obbia e Warsheik, centinaia di fusti stracolmi di rifiuti pericolosi o radioattivi intombati negli anni '80 e '90. L'attenzione avrebbe potuto bloccare i loro nuovi traffici, le nuove valvole di sfogo. Ma il rischio fu subito scongiurato. Le campagne di beneficenza per i profughi distolsero l'attenzione sui bidoni di veleni fuoriusciti dalla terra, che galleggiavano a fianco dei cadaveri. Il mare stesso stava divenendo territorio di smaltimento continuo. Sempre più i trafficanti riempivano le stive delle navi di rifiuti e poi, simulando un incidente, le lasciavano affondare. Il guadagno era doppio. L'assicurazione pagava per l'incidente e i rifiuti si intombavano in mare, sul fondo.(....)
TRATTO DA 'GOMORRA' di Roberto Saviano