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CaRLoTTa ^SoLeLuNa

23/03/2008
commenti
Nessuno può osservare la vita umana con maggior
saggezza e imparzialità che da quella posizione
vantaggiosa offerta da una povertà che noi
definiremmo scelta volontariamente.
Il frutto di una vita di lusso è il lusso, sia in
agricoltura che in commercio, in letteratura e in
arte.
Al giorno d'oggi vi sono professori di filosofia
ma non filosofi.
E tuttavia insegnare è ammirevole quanto, un
tempo, fu ammirevole vivere.
Essere filosofi non significa soltanto avere
pensieri acuti, o fondare una scuola, ma amare la
saggezza tanto da vivere secondo i suoi dettami:
cioè condurre una vita semplice, indipendente,
magnanima e fiduciosa.
Significa risolvere i problemi della vita non solo
teoricamente ma praticamente.
Il successo dei grandi eruditi e dei grandi
pensatori è di solito un successo cortigiano, né
regale né virile.
Si adattano a vivere seguendo la regola comune -
praticamente come fecero i loro padri - e non sono
affatto progenitori di nobili stirpi.
Ma perché gli uomini degenerano sempre di più?
Cosa spinge le famiglie alla rovina? Qual è la
natura del lusso che snerva e distrugge le nazioni
e i costumi? Siamo certi di esserne completamente
immuni? Il filosofo precorre il suo tempo persino
nelle forme di vita esteriore.
Egli non si nutre, o cerca alloggio, o si veste, o
si riscalda come i suoi contemporanei.
Come si può essere filosofi se non si è capaci di
conservare il proprio calore vitale con metodi
migliori di quelli altrui? Quando un uomo si è
riscaldato nelle diverse maniere descritte,
cos'altro gli manca? Senza dubbio non più calore
della stessa specie, come cibo più abbondante e
saporito, case più ampie e più belle, vestiti
migliori e in maggior numero, fuochi più numerosi,
caldi e continui, eccetera.
Quando egli ha ottenuto queste cose che sono
necessarie alla vita, c'è un'altra soluzione,
oltre al cercare di ottenere il superfluo: cioè
buttarsi a esperimentare la vita, dal momento che
ormai è libero dalle fatiche più umili.
Sembra che il terreno convenga al seme, poiché
questo ha piantato le proprie radici assai
profonde, cosicché ora può far crescere il
germoglio con pari sicurezza.
Per quale ragione l'uomo si è radicato nella terra
tanto profondamente, se non per potersi sollevare
in eguale proporzione verso il cielo che sta sopra
di lui? Giacché, le piante più nobili valgono per
i frutti che alla fine esse producono nell'aria e
nella luce, lontano da terra; e non sono trattate
come le piante più umili le quali, anche se
biennali, vengono coltivate solo fin tanto che
abbiano formato radici, e spesso sono tagliate giù
alla cima appunto perché servono a quello scopo,
così da essere poi irriconoscibili, nella stagione
della loro fioritura.
Io non intendo fissare precetti per le nature
forti e valorose che sanno badare ai propri affari
sia in cielo che all'inferno, e che forse
costruiscono con maggior magnificenza e spendono
con maggior prodigalità dei ricchi, senza mai
impoverirsi e senza sapere come fanno a vivere -
ammettendo sempre che tali nature esistano nella
realtà e non solo nella nostra immaginazione.
Né intendo fissare regole di vita per quelli che
trovano incoraggiamento e ispirazione proprio nel
presente stato di cose, che essi amano con l'amore
e l'entusiasmo di amanti - e tra questi, fino a un
certo punto, annovero me stesso; né ancora mi
rivolgo a quelli che hanno un buon impiego,
qualunque esso sia, e che sanno se tale impiego
loro convenga o meno.
Parlo soprattutto alla massa degli scontenti che
si lamentano passivamente della durezza della loro
sorte o dei tempi, quando potrebbero tentare di
migliorarli.
Ci sono certuni che si dolgono più profondamente e
sconsolatamente degli altri poiché dicono che
stanno facendo proprio il loro dovere.
Intendo anche parlare a quelli che sono ricchi in
apparenza ma in effetti sono invece i più poveri
di tutti, in quanto hanno accumulato scorie di cui
non sanno che uso fare o come liberarsi, e che
così si sono costruiti con le loro stesse mani
catene d'oro o d'argento.



Henry David Thoreau...
WALDEN O VITA NEI BOSCHI.
(1854)
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23/03/2008
commenti
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21/03/2008
commenti
Ti aspetto e ogni giorno
mi spengo poco per volta
e ho dimenticato il tuo volto.
Mi chiedono se la mia disperazione
sia pari alla tua assenza
no, è qualcosa di più:
è un gesto di morte fissa
che non ti so regalare.

Torna amore
vela delicata e libera
che occupi il pensiero della mia terra

sto morendo sulla grandiosità di un fiume
che è rosso di desiderio
e vorrebbe travolgere il tuo amore.

 

 

 

Alda Merini

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