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28/09/2007
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28/09/2007
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Fonte: Repubblica

Birmania: 9 morti, più di mille arresti
E' caccia ai giornalisti stranieri

Situazione drammatica. Sgomberati più di sei monasteri. La polizia spara ad altezza uomo
Sanzioni Usa contro il governo. Appello di Bush: "Chi può faccia pressioni sulla giunta militare"


RANGOON - Fonti ufficiali della giunta militare dicono nove morti, tra cui un fotografo giapponese, e un centinaio di feriti. Le voci che dalla capitale Rongoon riescono a superare divieti e censure, arresti, morte e black out forniscono numeri molto diversi. "Sparano nelle strade ad altezza uomo, chi riesce a vedere dai tetti dei palazzi parla di decine e decine di persone rimaste a terra" racconta un cooperante italiano contattato dall'agenzia Agi via e-mail. Decine e decine di morti, quindi, e destinati a restare senza nome. E poi centinaia di arresti. Nella notte passata sono stati rastrellati sei monasteri nei dintorni della capitale per un totale di almeno 850 monaci portati nelle carceri militari.

Ma stanno finendo in carcere anche artisti, letterati, attori, tutti coloro che possono coordinare, animare e trascinare la protesta come l'attore più famoso del paese e il poeta Aung Way. Rangoon, il vero nome della capitale della Birmania che i militari nel 1989 fecero diventare Yangon e Myanmar (Repubblica ha deciso di non utilizzare più i nomi militari): quando sta per calare la sera del decimo giorno di protesta, la tensione resta alta e la situazione drammatica.

"Sparano ad altezza uomo" - E' la testimonianza di un cooperante italiano che vive a Rangoon: "Il massacro è cominciato, i militari sparano ad altezza uomo sui manifestanti. Non sappiamo quanti siano rimasti a terra ma chi ha potuto vedere dall'alto dei palazzi parla di decine dedine di persone. I militari dai megafoni avvertono che sarà aperto il fuoco senza altri avvisi contro qualsiasi sbarramento". Questa, rilasciata all'agenzia Agi, la testimonianza più diretta da un paese molto al di là del coprifuoco. La repressione ha numeri che possiamo solo immaginare ma a cui possiamo collegare i volti impauriti, gli occhi persi, le teste rasate che si muovono in fretta, le tuniche color cannella e i piedi scalzi sotto la pioggia delle migliaia di monaci che dieci giorni fa hanno lasciato i conventi e sono scesi in strada per dire basta. Un migliaio di loro sono stati arrestati durante la notte, presi direttamenti dai monasteri e portati nelle carceri militari.

Spariti i monaci, oggi tocca ai civili - Dopo i rastrellamenti notturni stamani i monaci non sono stati visti nelle strade occupate invece dai civili, un passaggio di testimonianza e di lotta assai più che simbolico. Una folla è stata dispersa con gli spari dalle parti della pagoda di Sule, uno dei due fronti della protesta. Più avanti, nella giornata, i soldati hanno nuovamente sparato contro 10 mila manifestanti. Almeno cento sono stati arrestati.

Le cause della crisi - Quella della Birmania è una lunga storia di oppressione militare, almeno fin dal 1962 quando i militari presero il potere. Uno dei momenti pià drammatici è stato il 1988 quando la rivolta fu schiacciata con un bilancio di tremila morti. Questa volta, oltre alle ragioni di sempre, la causa della protesta è nell'aumento folle di beni di primo consumo come petrolio, diesel e gas naturale cresciuti dal 66% al 535%. Un aumento insopportabile per i livelli della popolazione birmana.

La repressione contro giornalisti e media -
Un fotografo giapponese è stato ucciso durante gli incidenti nei pressi della pagoda di Sule. Il Giappone, per protesta, ha richiamato subito a Pechino il suo ambasciatore a Rangoon. La polizia militare gira nelle strade a bordo di camion, indossa grandi foulard gialli ed è in tenuta antisommossa. Sempre nella zona della pagoda di Sule la polizia ha fatto irruzione nell'hotel Traders a caccia di giornalisti "travestiti" da turisti. I pochi reporters presenti in Birmania prima che scoppiasse la protesta sono stati allontanati. Nessuno riesce più ad entrare e le testimonianze dirette di quello che sta accadendo sono sempre più scarse. I militari infatti stanno chiudendo gli internet point e tagliando le connessioni veloci.

Le accuse alla comunità internazionale - La situazione si complica anche a livello internazionale: nonostante le pressioni della maggior parte dei paesi, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite non ha preso alcuna decisione contro il regime militare birmano per i veti di Russia e Cina, entrambi con interessi commerciali molto forti in Birmania e con il regime militare. E molti si chiedono: perchè finora, dopo anni di regime, non è stato fatto nulla? Perchè questa tolleranza?

Le sanzioni Usa - La Casa Bianca ha annunciato sanzioni contro i 14 membri della giunta militare, wquelle che non è stato possibile decidere a livello di Nazioni Unite pe ri veti di Cina e Russia. Il presidente Bush ha chiesto che "le nazioni che hanno influenza sulla Birmania facciano pressioni sulla giunta militare perchè cessi l'uso della forza". Un messaggio a Mosca e a Pechino che hanno impedito una decisione delle Nazioni Unite. La Casa Bianca ha ufficialmente annunciato che l'amministrazione americana d'ora in poi userà solo i nomi Birmania e Rangoon invece che Myanmar e Yangon imposti dalla dittattura militare.

Ma la protesta dei monaci cammina nel mondo
- Carità e povertà: di questo vivono i 350 mila monaci buddisti birmani. Non hanno nulla, non temono nulla e per questo la loro protesta spaventa il regime. Si svegliano prima dell'alba, pregano, escono dai monasteri con la loro ciotola nera per chiedere offerte e poi tornano nei monasteri. Ora tutto il mondo li guarda e li ammira. E marcia con loro. L'Europa ha deciso sanzioni. In tante città, a cominciare da Roma, sono in corso manifestazioni e sit-in in cui la partecipazione è trasversale e bipartisan.

(27 settembre 2007)
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28/09/2007
commenti (1)
Me ne vado nella notte logorando strade
han lavato il cielo ed ora è ad asciugar sui muri
come quando i miei si vomitavano parole
ed allora mi mandavano a giocare fuori...

Tu non ci sei
tu non sei più con me...

Il mio amico sta dicendo che mi vuole bene
ha bevuto troppo e non ricorda più il mio nome
le finestre occhi spenti stanno giù sognando
mulinelli di cartacce e le panchine vuote...

Non avrei voluto essere il primo della classe
non avrei voluto mai portare i primi occhiali
ho paura di specchiarmi dentro una vetrina
e scoprirmi a ridere di me e dei miei pensieri...

Sotto il tacco delle scarpe mezzo consumato
un giornale spiegazzato pieno di pedate
grande prima eccezionale per il film dell'anno
avventura sesso e una valanga di risate...

Quante volte ti ho pensato
sulla sedia di cucina
quante volte ti ho incontrato
nelle cicche che spegnevo
quante volte ti ho aspettato
quante volte ti ho inseguito
quante volte ho chiesto te...

E come gridavo sul cavallo del barbiere
il mio amico si è fermato e sta scalciando un sasso
lui non ha una donna perchè ha l'alito cattivo
soffre un po' di tenerezza e parla con se stesso...

Guardo le mie dita gialle sono tanto stanco
di sputare i mozziconi di tutta una vita
giro salto e ballo come un orso ammaestrato
come vorrei fare a pezzi quella luna idiota...

Quante volte ti ho pregato
mentre mi graffiavi il cuore

quante volte ti ho guardato
mentre mi cavavi gli occhi

quante volte ti ho cercato

quante volte ti ho trovato

quante volte ho perso te...


Oggi solo un piccolo sorriso... regalato ad una persona che sta crescendo dando forma all'uomo che sarà domani.
Come tante piccole gocce formano un oceano... così ogni nostro piccolo gesto contribuisce alla vita degli altri,
Piccoli gesti.. parole a volte dette senza dargli troppo peso. ...ed ecco che il battito delle ali di una farfalla scatena un uragano.
Nelle persone che ti sono accanto è più difficile accorgersene... perchè sono LORO che ascoltano i nostri problemi, perchè in fondo siamo diventati un popolo di egoisti.
Ed invece se tutti noi ci preoccupassimo non di render felici gli altri..ma di non caricarli dei nostri pesi, del nostro malumore o del nostro malcostume.... ogni giorno forse ci sarebbe una persona meno triste, meno sola. Ci preoccuperemmo l'uno degli altri... ed ad un certo punto non dovremmo neanche più farlo. Sarebbe tutto automatico.
Politici, Sacerdoti.... Guide spirituali e morali si occuperebbero coerentemente del proprio grande prossimo che per missione hanno scelto di aiutare....
I genitori..., gli amici, i fratelli, i mariti, le mogli..... i figli.... MA SENZA PIU' RUOLI IMPOSTI DA UN NOME...
solo per il rispetto dell'umanità, piccola e grande.
Credo che nessuno più si sentirebbe solo.
Ognuno di noi ha in sè la responsabilità di un piccolo amore nella sua vita.
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28/09/2007
commenti

VERRANNO A CHIEDERTI DEL NOSTRO AMORE
Fabrizio De André


Quando in anticipo sul tuo stupore
verranno a crederti del nostro amore
a quella gente consumata nel farsi dar retta
un amore così lungo
tu non darglielo in fretta

non spalancare le labbra ad un ingorgo di parole
le tue labbra così frenate nelle fantasie dell'amore
dopo l'amore così sicure a rifugiarsi nei "sempre"
nell'ipocrisia dei "mai"

non sono riuscito a cambiarti
non mi hai cambiato lo sai.


E dietro ai microfoni porteranno uno specchio
per farti più bella e pensarmi già vecchio
tu regalagli un trucco che con me non portavi
e loro si stupiranno
che tu non mi bastavi,

digli pure che il potere io l'ho scagliato dalle mani
dove l'amore non era adulto e ti lasciavo graffi sui seni
per ritornare dopo l'amore
alle carenze dell'amore

era facile ormai

non sei riuscita a cambiarmi
non ti ho cambiata lo sai.

Digli che i tuoi occhi me li han ridati sempre
come fiori regalati a maggio e restituiti in novembre
i tuoi occhi come vuoti a rendere per chi ti ha dato lavoro
i tuoi occhi assunti da tre anni
i tuoi occhi per loro,

ormai buoni per setacciare spiagge con la scusa del corallo
o per buttarsi in un cinema con una pietra al collo
e troppo stanchi per non vergognarsi
di confessarlo nei miei
proprio identici ai tuoi

sono riusciti a cambiarci
ci son riusciti lo sai.

Ma senza che gli altri non ne sappiano niente
dirmi senza un programma dimmi come ci si sente
continuerai ad ammirarti tanto da volerti portare al dito
farai l'amore per amore
o per avercelo garantito,

andrai a vivere con Alice che si fa il whisky distillando fiori
o con un Casanova che ti promette di presentarti ai genitori
o resterai più semplicemente
dove un attimo vale un altro
senza chiederti come mai,

continuerai a farti scegliere
o finalmente sceglierai.

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